Su dove ho cercato a lungo chi sono — e su dove, alla fine, l’ho quasi trovato.
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Mi chiedono spesso quando mi sento davvero me stesso. E la risposta, ogni volta, sorprende un po’ anche me. Succede lontano dai palchi e dai traguardi. Succede in una cosa molto più piccola: quando vado a correre all’alba.
C’è il silenzio, prima di tutto. Il mondo dorme ancora — strade vuote, aria ferma, il telefono muto. L’aria è pulita come solo a quell’ora sa essere, la puoi quasi assaporare. Ci sono solo io, il respiro e i passi.
E lì succede una cosa che riesco a trovare solo a quell’ora: la testa e il corpo vanno insieme, allineati, lisci. Lì sono soltanto me stesso — libero dalla recita, libero dal bisogno di dimostrare, solo con me. È una sensazione rara, e quando la senti la riconosci subito. Sono solo, e sono interamente me stesso.
Ho passato anni a cercare chi sono nei posti grandi — i traguardi, i cambiamenti radicali, le città dall’altra parte del mondo. Pensavo che la risposta stesse lì, in qualcosa di abbastanza grande da contenerla. E invece la risposta più vicina che ho trovato è qui, in una cosa minuscola che faccio quasi ogni mattina, prima che il mondo si svegli. Forse è proprio questo il punto: ti trovi nelle cose piccole — nei momenti in cui smetti di doverti dimostrare.